Bye Bye birretta

Cosa succede quando prepari una birra usando del luppolo avariato (sia maledetto chi me l’ha venduto), e ovviamente – per inesperienza – te ne accorgi troppo tardi?

Mannaggia mannaggia.
Per la cronaca, sarebbe stata una Irish red ale, e già me la pregustavo, sigh… :evil:

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Homebrewing: etichette

Vi ho già parlato delle mie etichette “super-professional” per le bottiglie di birra? :P

cantina

etichetta

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Una fontana di fiori

Signore e signori, son fiorite le weigele! 8O

Quella a foglie verdi (e fiori rosa) sembra proprio una fontana di fiori, con i rami arcuati che ondeggiano al vento e sfiorano il terreno piegati dal peso dei fiori stessi:

weigela 1

Ma anche quelle a foglia rossa (e fiori porpora), pur di dimensioni più contenute, si difendono decisamente bene:

weigele 2

weigele 3

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La mia pilsner

La prima delle birre che ho fatto con la tecnica E+G è stata una pilsner, una bohemian pilsner per la precisione. Non che io sia un grande amante di questo stile, ma ero a corto di birra chiara (!) e soprattutto ero curioso di provare a fare una birra a bassa fermentazione. Siccome all’epoca avevo la cantina proprio a 12° costanti – temperatura ideale per una bassa – allora mi son detto: “vada per la pils!”.

Due esperimenti in una sola cotta quindi: la prima in E+G e la prima a bassa fermentazione! :thumbup:
Anzi, tre esperimenti, visto che per la prima volta farò anche un travaso intermedio durante la fermentazione, allo scopo di rendere la birra ancora più limpida (così dicono, almeno…).

E subito mi sono scontrato con una piccola difficoltà: la macinatura dei grani. La ricetta prevedeva infatti mezzo chilo di malto carapils e, siccome ancora non dispongo di un mulino per la macinatura, ho provato a farla a mano armato di batticarne (i grani devono essere rotti grossolanamente, non polverizzati). Del resto tutte le guide dicono che per piccole quantità si può fare anche in questo modo, giusto?
Balle.
Si può fare, certo, se avete qualche ora da perdere! :x
Io dopo i primi 10 minuti ho buttato tutto nel frullatore e amen… :whistle:
(no, non si dovrebbe fare, ma stica)

Proseguo imperterrito: metto i grani nel grain-bag, 30 minuti di infusione a 70° in 3 o 4 litri d’acqua nel pentolone, poi li tolgo e aggiungo altra acqua e parte dell’estratto di malto, quindi porto a bollitura. E scopro che per portare a bollitura 20 litri d’acqua, il bruciatore grande (che è grande sul serio!) del fornello della cucina ci mette un’ora e mezza! 8O
A questo punto inizio a mettere il luppolo da amaro, che bollirà per un’ora. Dopo 15 minuti è prevista un’ulteriore gettata di luppolo e un’altra ancora (per l’aroma) a 15 minuti dalla fine. A 10 minuti dalla fine aggiungo il rimanente estratto. Al termine della bollitura metto anche un vasetto di miele d’acacia da 250 grammi e l’ultimo plug di luppolo, poi procedo al raffreddamento del mosto utilizzando una serpentina di rame che mi sono costruito appositamente, collegata al rubinetto dell’acqua fredda. Il mosto a questo punto deve essere infatti raffreddato più velocemente possibile. Il collaudo del dispositivo (wort-chiller) è senz’altro positivo: in poco più di 20 minuti la temperatura viene abbattuta da 100 a 20 gradi!
A questo punto non resta che travasare il mosto dalla pentola al fermentatore, scoprendo che il luppolo riesce immediatamente ad intasare il tubo usato come sifone… Non mi arrendo, piazzo un grande colino sopra al fermentatore e ci verso dentro il mosto direttamente dalla pentola.
Alla fine ci siamo. Misuro la densità e coincide perfettamente con quanto previsto dalla ricetta. Allora ossigeno il mosto mescolandolo vigorosamente per qualche minuto, metto due bustine di lievito lager (fermentis S-23), chiudo il coperchio e sposto tutto in cantina al fresco. E’ fatta.
Resta solo da ripulire cucina e attrezzatura (un’altra oretta abbondante di divertimento… :?)

Dopo 10 giorni, come dicevo, travaso la birra in un secondo contenitore, anche se mi rendo conto che la fermentazione è già praticamente terminata, abbastanza strano per una bassa fermentazione che solitamente dovrebbe avere tempi un po’ più lunghi.
Passati altri 10 giorni si imbottiglia e si rimette tutto in cantina per la carbonazione e la maturazione.
A voler essere pignoli questo tipo di birra prevederebbe, prima della carbonazione, anche una fase cosidetta di “lagerizzazione”, ovvero un periodo di almeno un mese a temperatura di frigorifero. Io non ho a disposizione un frigorifero con abbastanza spazio libero per questo lavoro, quindi ho semplicemente tralasciato la cosa. E, come volevo dimostrare, la birra è venuta buonissima lo stesso! :P

I caratteri di una vera pils ci sono tutti, a partire dall’amaro pronunciato e dall’aroma dominante del nobile luppolo Saaz. Una birra chiara, limpida e dissetante, abbastanza frizzante e con una bella schiuma persistente, nel mio caso forse fin troppo abbondante! :cheers:

Pilsner

Riepilogando la ricetta:

3 Kg di estratto di malto secco chiaro (di cui 2 Kg in late addition)
500 g di malto in grani carapils
250 g di miele d’acacia
56 g di luppolo Saaz (60 min)
42 g di luppolo Saaz (45 min)
14 g di luppolo Saaz (15 min)
14 g di luppolo Saaz (0 min)
2 buste di lievito Fermentis S-23
zucchero per priming: 130 g

OG: 1.050
FG: 1.012
Fermentazione a 12° per 20 giorni (con travaso al decimo)
Alcool: 5,3 % circa

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Scorci di primavera

Qualche foto fatta in giardino nei giorni scorsi:

Iberis, tulipani, lithodora (fioriti), lavanda, hemerocallis, rose e rincospermum (che fioriranno…)

Giardino 1

Kerria japonica (fiorita) e melograno (che fiorirà? chissà…)

Giardino 1

Ancora tulipani (s)fioriti in mezzo a hemerocallis, rose e un po’ di altra roba… :D

Giardino 1

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Birrificare con tecnica E+G

E torniamo a parlare di birra.
Come accennato in precedenza, nelle ultime cotte ho utilizzato una tecnica un po’ più “evoluta” rispetto all’uso dei kit di malto luppolato. Non che la birra fatta da kit non mi piacesse, anzi, ma… diciamo che da un punto di vista della soddisfazione personale non erano il massimo. Mi spiego meglio: usando i kit, in pratica ci si limita ad effettuare in ambito casalingo solo l’ultima fase della produzione, la fermentazione. In pratica è un po’ come cucinare con i 4 salti in padella e poi vantarsene pure… :P
Certo, così è tutto molto più semplice ed è difficile riuscire a sbagliare qualcosa, ma quando poi dici “questa birra l’ho fatta io” , beh, qualche scrupolo ti viene!

Allora ho deciso di passare alla tecnica cosiddetta E+G, ovvero estratto + grani (e luppolo), dove si parte comunque da estratto di malto (NON luppolato), lo si “caratterizza” con una infusione di piccole quantità di malto d’orzo in grani macinato, e infine si fa bollire aggiungendo il luppolo per l’amaro e per l’aroma. Solo a questo punto si ottiene il mosto che poi si fa fermentare come di consueto.
Decisamente una tecnica che dà maggiori soddisfazioni, perché consente di toccare con mano gli ingredienti veri della birra, sentirne i profumi. Una tecnica che, pur essendo di poco più complessa di quella da kit, consente però spazi di personalizzazione delle ricette ben più ampia oltre che – almeno si spera! – una qualità del prodotto finito ancora migliore.

Per rendere l’idea, ecco alcune foto che ho scattato durante l’ultima cotta:

I grani di malto d’orzo macinati e il luppolo:

E+G 1

L’infusione dei grani e la successiva “scolatura”:

E+G 2

La bollitura del luppolo e il raffreddamento finale:

E+G 3

Alla fine volete sapere com’è andata?
Ve lo dico alla prossima puntata! :lol:

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