Thor Belgian Strong Ale 2.0

Nel catalogo del “Route 45” non poteva mancare una riedizione della Belgian Ale che mi era piaciuta parecchio l’anno scorso. Solo poche piccole modifiche alla ricetta ed ecco qui la versione 2.0, dedicata al Dio del Tuono! Il grist ora è composto prevalentemente da malto Pilsener belga, con piccole aggiunte di Wheat e di Aromatic, otre ad un po’ di zucchero candito bruno. Il luppolo è l’Hallertau Hersbruker, solo per l’amaro, mentre il lievito è il White Labs WLP530 liquido.

Thor Belgian Ale 2

La birra è chiara, solo leggermente ambrata, e direi che l’aspetto non è male, a parte il solito chill-haze (la torbidità che si manifesta solo quando viene refrigerata) che non mi turba per nulla. Ma almeno stavolta ho una schiuma decente! Anche la carbonazione è ben presente, così come gli aromi speziati – ma anche leggermente fruttati – dati dal lievito. Meno evidente il luppolo, che svolge la sua funzione amaricante con discrezione. E’ una birra piuttosto alcolica e dal buon corpo (ancora forse un po’ eccessivo, devo ricordarmi di abbassare di un grado o due la temperatura di mash la prossima volta), ma senza per questo risultare pesante. E’ già ottima ed equilibrata così, ma mi aspetto ancora un miglioramento nei prossimi mesi di maturazione.

Anche questa Thor è quindi decisamente promossa e rimane indubbiamente una delle mie birre preferite. La rivedremo sicuramente!

Note di produzione:
Cotta n° 22 del 07/04/2013 – OG: 1,061 – FG: 1,013 – Alcol: 6,8% Vol.
Tecnica: all-grain BIAB con mash a 66° C.
Fermentazione: 2 settimane da 19° a 20° C.

 

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Le stanze in giardino

E dopo la sala da pranzo in giardino, adesso abbiamo anche il salotto!  :grin:

La scorsa estate avevo fatto la pavimentazione e in autunno avevo cominciato a riempire le aiuole intorno. Quest’anno ho finito di mettere le piante, collegato l’impianto di irrigazione ed infine l’ho arredato con questo salottino da esterno. Niente di straordinario, per carità, anche perché il budget era quello che era, però adesso è comunque un angolino piacevole, proprio davanti a casa, dove c’è il sole al mattino e l’ombra al pomeriggio.

E chissà che piano piano non si riesca a viverlo un po’ di più questo giardino, invece di andarci solo per lavorare!  :confused:

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Batman Stout 2.0

Seguendo il filone fumettistico delle etichette del Route 45, una birra nera come la notte non poteva che essere dedicata al cavaliere oscuro! E’ una versione 2.0 in quanto riedizione della stout dell’anno scorso (quarta classificata al BrewJam 2012 di Areabirra). Ho fatto comunque un paio di piccole modifiche alla ricetta originale nel tentativo di migliorarla ulteriormente. Ho usato sempre malto Maris Otter, orzo in fiocchi e malto Roasted, ma quest’ultimo in quantità inferiore, parzialmente sostituito con del Crystal. Nessuna variazione sul luppolo (EKG solo per l’amaro), mentre ho aggiunto 20 grammi di radici di liquirizia durante la bollitura. Anche il lievito è cambiato: questa volta ne ho usato uno liquido, il White Labs WLP004.

Batman Stout 2.0Rispetto alla 1.0 abbiamo quindi un aroma tostato un po’ meno invadente e qualche nota in più di caramello, un po’ meno caffè e un po’ più liquirizia. Complessivamente direi che sono abbastanza soddisfatto, anche se purtroppo non posso dire che sia priva di difetti, almeno per il momento. Il principale, come si può vedere dalla foto, è ancora una volta la schiuma: purtroppo molto scarsa e poco persistente. La carbonazione è pure scarsa, ma questo in una stout ci può stare. La schiuma no. E la liquirizia si sente forse un po’ troppo… Ho notato però che, nonostante sia in bottiglia da due mesi, ci sono ancora dei miglioramenti rispetto alla prima bottiglia che ho aperto nemmeno una decina di giorni fa: quella ad esempio era completamente “piatta” e senza schiuma! Anche i vari aromi “forti” che sono presenti in questa birra mi sembra che comincino ad amalgamarsi meglio fra di loro soltanto adesso. Insomma, forse ha bisogno di maturare ed evolvere ancora un po’ per dare il meglio. Se è davvero così, pubblicherò un aggiornamento più avanti.

Note di produzione:
Cotta n° 21 del 10/03/2013 – OG: 1,044 – FG: 1,012 – Alcol: 4,5% Vol.
Tecnica: all-grain BIAB con mash a 64° C (+ protein rest iniziale a 49/50°).
Fermentazione: 2 settimane da 19° a 21° C.

Update 6 settembre 2013: dopo altri tre mesi di maturazione, il gusto di questa birra si è effettivamente evoluto positivamente, ora posso dire che non è davvero niente male! Anche la schiuma è decisamente migliorata, come si può intravedere dalla pessima foto qua sotto… Ora anzi c’è quasi il problema contrario: si sta manifestando un leggero “gushing” lento, quello per cui quando stappi la bottiglia comincia a formarsi della schiuma dentro che lentamente sale e fuoriesce. Per fortuna non sembra dipendere da un’infezione, visto che comunque sapore e aroma sono ok.

Batman stout update

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I paradossi dell’homebrewing

E’ quasi inevitabile che, facendosi la birra in casa, ci siano le cotte che vengono meglio e quelle invece “un po’ meno”. Però cosa succede, soprattutto a quelli come me che producono in piccole quantità? Che quelle meglio riuscite, le più buone, le offri o le regali ad amici e parenti, e finisce che ti devi bere tu quelle peggiori!  :confused:

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Improvvisiamo?

Teoricamente le otto cotte di birra programmate per questa stagione le avrei finite (ho imbottigliato l’ultima due giorni fa), ma visto che le temperature quest’anno non ne vogliono sapere di alzarsi e che la cantina è ancora sotto ai 20°, quasi quasi potrei improvvisare un’altra ricetta utilizzando un po’ di avanzi che mi sono rimasti in casa (alcuni dei quali altrimenti sarebbero da buttare).

Vediamo… ho ancora una bustina di lievito belga, un paio di luppoli tedeschi e una discreta scelta di malti, direi che qualcosa ci si può tirare fuori! Aggiungiamo che oggi ho anche un pomeriggio libero, e allora come si fa a non approfittarne?  :grin:

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Asterix Witbier

L’Asterix è mia ventesima cotta ed è la seconda birra di grano prodotta quest’anno. Questa è in stile belga, appunto una classica Wit (o Blanche, se preferite). Il grist è composto prevalentemente da malto pilsener belga e da frumento in fiocchi, più una piccola quantità di fiocchi d’avena e una manciata di malto Munich. Il luppolo, usato solo per l’amaro, è l’Hallertau Hersbrucker. In aggiunta a questo, è stata fatta un’aromatizzazione con bucce di arancia fresche, semi di coriandolo e fiori di camomilla secchi. Il lievito che ho usato è il White Labs WLP400, liquido e specifico per questo stile.

La cotta si è svolta regolarmente e senza particolari sorprese, ma anche questa volta ho avuto qualche problemino in fermentazione. Nonostante le tre settimane e le temperature fatte alzare fino a 22°, la fermentazione si è fermata inesorabilmente ad una densità di 1,018, con un’attenuazione del 63% solamente! Non so quale sia il motivo, magari sarà stato il tipo o la qualità del lievito o forse ha contribuito la temperatura di mash un po’ alta (ma quello prevedeva la ricetta di John Palmer che ho seguito!). Comunque, questo è il risultato:

Asterix Witbier

Si nota subito come la birra non sia perfettamente limpida, ma presenta un po’ di chill-haze. Il colore è chiaro, anche se non proprio da blanche, ma comunque accettabile. Quello che invece delude un po’, almeno ai primi assaggi fatti finora, è la schiuma: scarsa e assolutamente evanescente. Anche la carbonazione in generale non è molto presente, segno che anche nella rifermentazione in bottiglia qualcosa non ha funzionato al meglio (e a questo punto gli indizi di colpevolezza si indirizzano sempre più verso il lievito). Speriamo che con il passare del tempo questi aspetti possano migliorare, come del resto è già successo in altri casi precedenti.

All’assaggio si avverte subito la relativa dolcezza della birra, sicuramente dovuta alla scarsa attenuazione. Ma comunque per lo stile ci può anche stare, in fondo. il gusto e l’aroma (leggermente speziati e agrumati) sono comunque azzeccati e l’aromatizzazione si percepisce in modo assolutamente gradevole, senza risultare troppo evidente. Da questo punto di vista, quindi, tutto OK.

In conclusione, una birra comunque piacevole, leggera (un po’ più del previsto) e rinfrescante, con i suoi aromi un po’ fuori dal comune. Sarebbe stata perfetta con qualche IBU in più e una carbonazione un po’ più sostenuta, ma anche così direi che non è niente male.

Note di produzione:
Cotta n° 20 del 10/02/2013 – OG: 1,049 – FG: 1,018 – Alcol: 4,4% Vol.
Tecnica: all-grain BIAB con mash a 68° C (+ protein rest iniziale a 50°).
Fermentazione: 3 settimane da 20° a 22° C con travaso intermedio al 6° giorno.

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