Pierpaolo Toniolo

Galleria di Pierpaolo Toniolo (Padova)

Pierpaolo ha realizzato un volante e dei pedali veramente molto semplici, ma perfettamente funzionali. Se non vi interessano le raffinatezze estetiche e preferite avere qualcosa di economico e semplice da costruire, ma senza per questo rinunciare alla qualità, potete sicuramente ricavare diversi spunti interessanti da questo lavoro!

La parola all’autore:

HOW I DID IT! By Baron Von Frankestein.
Ovvero: un riassunto veloce veloce di come ho costruito il mio volante per GP2.

1 – IL VOLANTE
Tutto iniziò all’improvviso: come sempre capita nei miei progetti l’idea mi rimase parecchio tempo in testa. Solo per un caso fortuito decisi di mettermi all’opera: dopo l’ultimo trasloco avanzarono dei “pezzi” della casa vecchia, tra questi dei bastoni per reggere le tende delle finestre. Il legno sembrava sufficientemente duro ma lavorabile. Ora serviva solo un’idea di come costruire il tutto.
E l’illuminazione venne: perchè fossilizzarsi sull’idea di un volante per forza tondo? In fin dei conti il movimento del volante non supererà i 270 gradi. Ed allora decisi per una struttura del volante ad H, simile a quella delle cloche degli aeroplani. Così facendo avevo anche la possibilità di fissare dietro alle razze i due pulsanti delle marce. Successivamente mi accorsi che la forma ad H semplificava le cose quando smonto il tutto e li ripongo nell’armadio: se avessi un volante tondo avrebbe occupato molto più spazio.
Rimaneva il problema di come fissare il piantone ad una base stabile. Tra le mani avevo solo delle fascette stringitubo e con queste decisi di fissare il piantone ad una base di legno che avrei appesantito con dei (sob, non ridete) cartoni del latte riempiti di sassi. Sono quelle due scatole verde chiaro visibili tra la tastiera del PC e la base del volante. In questo modo ho stabilizzato la base ed adesso posso anche fare la prova dell’alce senza far capottare il tutto.
In pratica con un trapano ho forato le fascette e le ho fissate alla base con delle belle viti. E’ bastato poi regolare le fascette in modo da stringere il piantone senza bloccarlo. Per evitare che il piantone scivolasse in avanti o indietro ho inserito due viti in modo che battessero su una fascetta.
La parte meccanica era fatta. Ora bisognava montare il potenziometro e i due microswitch. Per i microswitch non sono stati grossi problemi: hanno due fori nel loro corpo ed attraverso di essi ho fatto passare del filo di ferro in modo tale che rimangono fissati nel punto giusto. Inoltre, montandoli con il pulsante rivolto verso la razza del volante, non verso l’esterno, la superficie dove si appoggia il dito per cambiare marcia è la parte posteriore degli stessi microswitch.
Il difficile è stato montare il potenziometro: non sembra ma montarlo esattamente in asse con il piantone non è uno scherzo. Se l’accoppiamento non è perfetto, a lungo andare l’albero del potenziometro si spezza, lasciandoti a metà di una curva con le ruote sterzate e un espressione di panico sulla faccia. Il modo più efficace che ho trovato è stato quello di infilare una vite sottile, perpendicolare all’albero del potenziometro, e due viti nel piantone che si affiancano alla vite del potenziometro spingendolo a destra o a sinistra a seconda di come si gira il volante.
L’idea l’ho tratta dalla pedaliera di Gaetano Paolone, di cui trovate delle foto in queste stesse pagine di Zelig. Se guardate come Gaetano ha accoppiato i potenziometri ai pedali capirete il principio.

2 – LA PEDALIERA
Qui si presenta una scelta da fare: fare i pedali incernierati davanti o dietro. Che differenza c’è? Semplice: se la cerniera è davanti, sotto il tallone del piede per intenderci, dove metto il potenziometro? Se la cerniera la metto dietro come faccio ad ottenere un movimento sufficientemente ampio da essere rilevato dai potenziometri?
Ho scelto la seconda strada per la semplicità di costruzione e, soprattutto, per come il piede si appoggia sul pedale quando siamo seduti. Se ci fate caso quando siete seduti su di una sedia i piedi sono paralleli al terreno, a differenza di quando siete seduti in macchina dove il piede è appoggiato sul tallone e le gambe sono più distese. Quindi i pedali dovevano assecondare la posizione naturale che assumiamo quando siamo seduti alla scrivania. Ecco che la pedaliera permette di appoggiare i piedi senza che la gamba assuma posizioni strane che alla lunga affaticano più che il gioco.
Per aumentare il movimento utile ho aggiunto una base che sollevi il piede.
Anche qui abbiamo lo stesso problema del volante in quanto il potenziometro deve essere accoppiato con il movimento del pedale. Per fortuna l’angolo del movimento non è così ampio come nel caso del volante quindi non ho creduto utile realizzare un accoppiamento come quello descritto sopra. E’ bastato fare un foro al centro dell’asse del pedale ed infilarci l’albero del potenziometro. Adesso basta solo scegliere se mettere un potenziometro logaritmico o lineare. Non c’è molta differenza tra uno e l’altro per cui lo lascio scegliere a voi. Vi dico solo che ne ho scelto uno logaritmico in quanto verso la fine del suo movimento presenta delle variazioni di resistenza elettrica molto elevate, compensando così il breve movimento del pedale.

3 – COLLEGAMENTI
Per la parte elettrica vi rimando alla pagina web http://www.blackdown.org/~hwb/hwb.html. Qui troverete gli schemi elettrici dei connettori dei joystick. Sta a voi decidere se fare due cavi separati, oppure uno solo, o anche collegare pedaliera e volante in cascata.
Sappiate che i due microswitch sono i pulsanti 1 e 2 del joystick, i potenziometri sono gli assi X e Y e, visto che abbiamo tre potenziometri, non potete attaccare un altro joystick assieme al volante/pedaliera.
In futuro credo che sfrutterò le informazioni in HWB per realizzare una scatola dove collegare tutti i dispositivi che vanno collegati alla porta joystick (joy, volante, gamepad, ecc.) in modo da selezionarli con uno switch multicontatto senza staccare e riattaccare i cavi continuamente.

4 – CONCLUSIONI
Come vedete il tutto è molto semplice, al limite del banale ma funziona. Il bello è che per realizzarlo avrò speso, si e no, 50.000 lire per la base in legno, i microswitch, i cavi ed i connettori.

5 – RINGRAZIAMENTI
Devo ringraziare tutti gli amici che hanno collaborato, anche solo moralmente, allo sviluppo ed alla realizzazione di questa opera. In particolare Daniil Balutsos perchè senza la sua esperienza non avrei portato a termine il tutto se non per il 2002! ;-)

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