Zelig Planet

I problemi più complessi hanno soluzioni semplici, facili da comprendere e sbagliate. (Murphy)

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Cos'è Zelig Planet?

Innanzitutto un benvenuto ai visitatori che sono arrivati qui per la prima volta e un saluto affettuoso a chi ci è ritornato! Zelig Planet non è altro che il sito web personale di Corrado, meglio conosciuto su internet con il nickname "Zelig". Qui sotto trovate l'elemento principale del sito stesso, ovvero il Blog, dove vengono riportati periodicamente pensieri, esperienze, racconti, segnalazioni, articoli tecnici e molto altro. E' superfluo dire che i vostri commenti a questi articoli sono sempre molto graditi!

Back to Wordpress

Giovedì 19 Gennaio 2012 by Zelig

Qualche settimana fa sono stato incaricato, nell’ufficio dove lavoro, di sviluppare un’applicazione da far girare sulla rete locale. Dopo aver analizzato le funzionalità e le caratteristiche richieste, ho pensate che potevo benisimo costruire un sito web, utilizzando un server locale e un CMS. Riguardo a quest’ultimo la scelta è ovviamente andata subito sul caro Wordpress, soprattutto per il fatto che lo conosco già abbastanza bene, visto che fa girare anche questo blog! In realtà in questo caso non si trattava affatto di creare un blog, ma facendo qualche adattamento sapevo che il motore di WP sarebbe andato benisimo anche per i miei scopi.
E infatti, nel giro di un paio di settimane, l’applicazione è praticamente finita e funzionante, pronta per essere messa online.

Quello che volevo sottolineare è che questo lavoro mi ha dato l’opportunità di rimettere le mani su Wordpress dopo anni di abbandono, visto che il mio blog è fermo da tempo immemore alla versione 2.0.7!
Passare ad usare l’ultimissima release 3.3.1 ha reso lampanti i notevoli passi avanti fatti da WP in questo tempo, soprattutto come interfaccia di amministrazione. Tante funzionalità che una volta dovevano essere implementate (ammesso di riuscirci) a suon di plugin e di modifiche ai file di sistema, ora sono già messe a disposizione “di serie”!

Inutile dire quanto questa esperienza mi abbia fatto venire voglia di dare una rinfrescata anche a questo blog, che ne avrebbe taaaanto bisogno… Potrebbe essere anche un occasione per eliminare tanta roba diventata decisamente superflua e obsoleta, mettere su una bella grafica nuova, e magari far anche tornare la voglia di scriverci sopra qualcosa di più che non un articolo al mese che parla di birra! :lol:

 

Homebrewing: American Amber Ale

Giovedì 12 Gennaio 2012 by Zelig

Eccomi finalmente a fare un resoconto della mia prima birra all-grain.
Che, lo dico subito, mi piace parecchio! 8)

Non nascondo che avevo notevoli aspettative su questa birra, soprattutto per il fatto di averla fatta con la nuova tecnica. Ero davvero impaziente di assaggiarla, come non mi capitava da tempo, e fortunatamente non sono rimasto deluso! Devo anche ammettere che è difficile essere obiettivi nel giudicare i propri prodotti: a volte si tende ad essere più severi del necessario, altre volte si è fin troppo indulgenti… Comunque cercherò di fare del mio meglio, considerando anche che non sono sicuramente un granché né come degustatore né come recensore!

Ma iniziamo a parlare della ricetta. E’ una derivazione della NRB’s All Amarillo APA, ma fatta con malti diversi e quindi decisamente più scura. Si tratta di una birra di stampo prevalentemente americano, perché usa un luppolo e un lievito tipicamente USA (amarillo e Safale US-05, rispettivamente). Il malto che ho deciso di utilizzare è invece europeo, per la precisione un 87% di pale (maris otter) inglese e il rimanente 13% di Aroma 150 brown belga. Il mash è stato fatto a 65°, mentre la fermentazione a 19° per 2 settimane, con travaso al quinto giorno. OG: 1,048 - FG: 1,010 - Alcool 5,4 % Vol.
Dopo due mesi dall’imbottigliamento, ecco il risultato:

American amber ale

Ho definito questa birra “American Amber Ale”, anche se in effetti più che ambrata è decisamente rossa!
La carbonazione non è eccessiva, ma la trovo corretta, così come la schiuma color crema abbastanza persistente. Il lievito usato è piuttosto “neutro” e lascia in primo piano gli aromi tipici del malto e del luppolo. Tra i due è sicuramente il secondo a farsi sentire maggiormente, con i suoi toni agrumati tipicamente americani (fantastico!), ma anche i malti hanno un ruolo di primo piano nel comporre un bouquet complessivo decisamente interessante. L’amaro mi sembra ben bilanciato e il corpo medio.
Una birra sicuramente con un certo “carattere”, non banale, ma comunque assolutamente beverina.
Senz’altro una di quelle che finirà in fretta e che bisognerà rifare! :cheers:

 

Cosa bolle in pentola

Giovedì 15 Dicembre 2011 by Zelig

Potrei parlarvi dei preparativi per il Natale, delle ferie che sto facendo a casa per risparmiare qualche euro (grazie, Monti) o del tempo che fa, ma invece, indovinate un po’, parlerò di birra.
Tanto per fare il punto della situazione di quello che sto combinando in questo periodo, ecco.

Come dicevo, da quando sono passato a fare all-grain, la quantità di birra prodotta per ogni cotta si è quasi dimezzata, e all’inizio questa cosa non mi andava molto. Poi però ho cominciato a considerarne gli aspetti positivi: in fin dei conti non è che io beva ettolitri di birra, e il fatto di fare dei batch più piccoli mi consente di fare più birre differenti e quindi anche più esperienza. Diciamo che ora posso fare una al mese, quindi circa otto all’anno invece delle quattro o cinque al massimo che facevo prima. E la cosa mi piace!
Al momento infatti sono già alla terza cotta all-grain.

La prima è quella che avevo raccontato e fotografato qualche articolo addietro. Chiamiamola American Amber Ale, in quanto particolarmente caratterizzata dal luppolo e dal lievito tipicamente USA. Ormai è pronta da bere e da un primo assaggio mi è sembrata decisamente interessante. Ci tornerò sopra prossimamente con qualche valutazione più dettagliata. Per ora sta in cantina (in buona compagnia) a maturare ancora un po’.

AG 1

La seconda l’ho fatta un mese fa. E’ una Irish Red Ale, nell’intenzione qualcosa di simile alla Kilkenny. Probabilmente è una birra che porta un po’ sfiga, visto che quando avevo provato a fare la stessa ricetta in versione E+G era finita nel lavandino, e anche stavolta c’è mancato poco che finisse sul pavimento della cucina per un casino che ho combinato durante la preparazione. Un pochino sul pavimento ne è finita comunque (oltre che su tutto il resto della cucina…), ma sono riuscito ad evitare il peggio e alla fine la maggior parte birra si è salvata. Adesso è nel ripostiglio che sta finendo la carbonazione.

AG 2

La terza, fatta l’altro ieri, è una ricetta che ho messo insieme io. Non saprei bene come definirla, stilisticamente. Per ora la chiamo Oat Brown, perché è un po’ scura (più delle altre due) e contiene del malto d’avena. Dovrebbe avere un carattere piuttosto inglese, anche se ha una pesante intrusione belga fra i malti… Ora sta fermentando allegramente in cantina, seduta sul nuovo sgabello Ikea modificato per incorporare il termostato che regola automaticamente la fascia riscaldante, in modo da tenere la temperatura di fermentazione al livello desiderato.

AG 3

 

Disegnare etichette per la birra

Sabato 12 Novembre 2011 by Zelig

Etichette birraLa maggior parte degli appassionati di homebrewing, prima o poi finisce inevitabilmente per dedicarsi a curare le proprie “creature” anche dal punto di vista estetico, e non solo per quanto riguarda l’aspetto della nobile bevanda, ma anche quello della bottiglia!
Parliamo di etichette, quindi.
Certo, se uno è un maestro di Photoshop e dispone di tempo e fantasia, sicuramente riuscirà ad ottenere etichette di ottima fattura senza difficoltà, ma fortunatamente ci sono delle alternative molto più semplici anche per i comuni mortali che non sanno neanche da per parte cominciare per realizzare un semplice logo.
Senza nemmeno la necessità di scaricare e installare software sul proprio computer, diversi siti ospitano infatti delle applicazioni online specifiche - e gratuite! - che consentono di realizzare etichette più che dignitose in pochissimo tempo, solamente con qualche clic del mouse.

Ovviamente i risultati non saranno il massimo dell’originalità, perché si è vincolati all’utilizzo di un certo numero di schemi predefiniti (template), ma fortunatamente di solito sono abbastanza personalizzabili, sia nei colori che nelle scritte. In alcuni casi vengono offerte ulteriori possibilità creative, consentendo di aggiungere a piacere alcuni elementi “extra” alle etichette e/o un’immagine personale come sfondo.
Una volta completato il lavoro, si potrà scaricare il risultato in formato immagine o PDF, pronto per essere stampato su carta comune (o carta adesiva) e ritagliato.

Aggiungo un paio di consigli: quando stampate le etichette, cercate di usare inchiostri e supporti con un minimo di resistenza all’acqua, altrimenti la condensa sulle bottiglie appena tolte dal frigo potrebbe giocarvi un brutto scherzo… Inoltre, se prevedete di riutilizzare le bottiglie, usate una colla o un adesivo che si possa rimuovere senza troppi problemi!

Ma veniamo al dunque! Ecco l’elenco dei siti che offrono questo servizio di “beer label design” (e che sono tutti in lingua inglese):

Labeley.com (molte forme anche insolite da scegliere e grandi possibilità di personalizzazione)
Coopers Label Maker (solo 6 template, ma ben personalizzabili e di ottima fattura)
Beer Labelizer (una decina di schemi piuttosto originali e ampiamente modificabili)

Ovviamente l’elenco potrebbe essere incompleto, chi avesse altri siti simili da segnalare lo può fare nei commenti.

Quelli che ho indicato sono i miei preferiti. Ne conosco un altro paio, ad esempio, che consentono di creare le etichette da ordinare già stampate (dagli USA o dall’Australia…), ma che non consentono il download per la stampa in proprio. Uno di questi non da nemmeno la possibilità di vedere l’anteprima del prodotto finito! Se comunque volete darci un’occhiata, sono Beer Label Builder e My Own Labels.

Ah, per quanto mi riguarda, al momento, le etichette sulle mie bottiglie rimangono queste. :P

 

Autunno in giardino

Martedì 1 Novembre 2011 by Zelig

I colori dell’autunno mi piacciono molto, e finalmente se ne cominciano a vedere un po’ anche nel mio giardino!
Ai soliti verdi si aggiungono i gialli, arancioni e rossi in infinite sfumature. E fra i colori delle foglie che stanno per cadere, non mancano quelli degli ultimi fiori che ancora non si arrendono ai primi freddi.

E così abbiamo la rosa iceberg che continua a fiorire ai piedi della lagerstroemia che si è colorata di un rosso bellissimo, così come sono rosse le foglie del ceratostigma wilmottianum che nonostante tutto è ancora coperto dei suoi magnifici fiorellini blu! La gallardia è ancora in fiore imperterrita e ininterrottamente da giugno, le foglie delle peonie sono sfumate di un rosa delizioso mentre quelle sui lunghi rami del cotinus sono tornate rosse quasi come in primavera. Anche le weigele e le kerrie portano ancora alcuni fiorellini sui loro rami. La callicarpa è già coperta di bacche viola che diverranno protagoniste una volta cadute le foglie, così come cominciano a fare capolino le bacche rosse della nandina domestica. L’unico che mi delude un po’ è l’acero campestre: questo dovrebbe essere il momento di gloria degli aceri, famosi per i loro meravigliosi colori autunnali, ma il mio - che dovrebbe diventare di uno splendido giallo - non ne vuole proprio sapere…

Qualche foto in questa galleria (anche per vedere come funziona):

 

Homebrewing: passiamo all’all-grain!

Martedì 25 Ottobre 2011 by Zelig

Come avevo anticipato, nella mia nuova stagione di produzione birraria c’è una grossa novità, ed è il passaggio alla tecnica “all grain”. Abbandonate le scorciatoie degli estratti di malto, luppolati o meno, qui si fa sul serio!
Si parte direttamente dal malto in grani, potendo quindi scegliere liberamente le diverse varietà e percentuali da utilizzare, anche come malto base. Prima di tutto il malto viene macinato, e visto che qui non si parla di qualche etto, ma di qualche chilo, l’acquisto di un apposito mulino diventa indispensabile. Io ho comprato un classico mulino Corona a manovella, che si è comportato egregiamente. La cotta inizia con la fase di ammostamento (mash), dove i grani vengono lasciati immersi in acqua a circa 65° per un certo tempo, in modo che gli zuccheri contenuti al loro interno possano essere estratti e convertiti dagli enzimi presenti.

Ci sono diversi modi per fare all-grain. Quelli tradizionali prevedono l’uso di diverse pentole o tini (e relativi accessori) per il mash, per la filtrazione e risciacquo delle trebbie (sparge) e per la bollitura. Io non ho intenzione di usare un’attrezzatura simile, sia per questione di spazio che di costi, per cui ho utilizzato una particolare tecnica chiamata BIAB (acronimo per “Brew In A Bag”), che consente di fare tutto con un’unica pentola, anche sul fornello della cucina!
E’ un sistema molto diffuso fra gli homebrewers australiani, precursori, perfezionatori e maestri di questa tecnica che io ho approfondito proprio frequentando i loro forum. Senza il BIAB sicuramente non sarei arrivato a fare all-grain, e invece eccomi qua!

In pratica si tratta di mettere nella pentola piena d’acqua un grande sacco (bag, appunto) in poliestere a maglie molto fini. Si versano quindi i grani di malto e, terminato l’ammostamento (un’ora e mezza…), si toglie semplicemente il sacco e con esso tutti i grani! Fatta la filtrazione ed evitata anche la necessità dello sparge. Semplicemente si riaccende il fuoco sotto alla stessa pentola, si porta a bollitura e si procede a inserire i luppoli, ecc. come già visto nella tecnica E+G.

Domenica scorsa ho fatto la mia prima cotta con questo sistema. Tutto è andato abbastanza bene, gli unici aspetti negativi sono i tempi di preparazione ancora più lunghi e il volume finale di birra prodotta inferiore (13 litri anziché 23, in questo caso). Speriamo almeno che sia buona! :P
Rispetto a quanto preventivato ho ottenuto un po’ più di mosto con una densità leggermente inferiore, quindi avrò un paio di bottiglie in più di birra un po’ più leggera, ma comunque va bene così: le prime cotte servono anche per registrare tutte le misurazioni in modo da conoscere il comportamento della propria attrezzatura.

La ricetta che ho seguito prevedeva l’uso di malto Maris Otter per l’86,5% e Aroma 150 Brown per il rimanente 13,5%, mentre la luppolatura era affidata unicamente all’americano Amarillo, sia per l’amaro che per l’aroma. Di carattere statunitense anche il lievito, il Safale US-05. Il mosto messo a fermentare ha un profumo delizioso e un bel colore rosso rubino.

Durante la cotta ho anche fatto qualche foto:

Innanzitutto il famoso “bag” e come viene posizionato in pentola:
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Qui abbiamo quasi 3 Kg di malto macinato e le 3 “dosi” di luppolo da aggiungere durante la bollitura:
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La pentola con l’acqua durante i riscaldamento iniziale e una volta inserito sacco e grani per il mash (ovviamente ho tolto il coperchio per fare la foto, ma in questa fase si tiene la pentola coperta per conservare meglio la tempratura):
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Si toglie il sacco con i grani, si strizza bene e si lascia scolare su un vassoio traforato, mentre sotto si riaccende il fuoco per portare il mosto a bollitura:
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Bollitura e raffreddamento finale con serpentina di rame collegata all’acqua fredda del rubinetto:
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